lunedì 10 ottobre 2011

Escavazioni

perché scavando per aumentare la sezione di deflusso si rischia (quasi sempre) di far più danni che benefici

È piuttosto diffusa l’opinione che l’estrazione di inerti sia positiva ai fini idraulici: “se scavo nel fiume, l’alveo diventa più profondo e aumenta la sezione; quindi ci passa più acqua e aumenta l’”efficienza idraulica”.

Questa classica pratica idraulica (“aumentare la sezione, ridurre la scabrezza”) può avere un effetto immediato positivo in loco sul problema esondazioni perché aumenta la portata veicolabile dal tronco fluviale (una data portata transita con livelli idrici inferiori), ma crea molti altri problemi, spesso sottovalutati perché si manifestano in tempi lunghi:

  1. Incisione a monte e a valle.

Oltre all’abbassamento diretto del livello del fondo nel punto di estrazione, l’escavazione altera il profilo longitudinale, creando un aumento locale di pendenza che tende a migrare verso monte e verso valle.

  1. Instabilità dell’alveo.

L’incisione è spesso accompagnata da instabilità laterale e variazioni di larghezza, innescando erosione delle sponde e migrazione laterale in tratti precedentemente stabili.

  1. Instabilità di manufatti e infrastrutture.

Come risultato dell’abbassamento del fondo, le pile dei ponti o altre strutture su piloni o pali possono essere “scalzate” e destabilizzate mentre condotte o altre strutture sepolte sotto il fondo possono essere esposte o danneggiate.

  1. Erosione costiera.

Il deficit di sedimenti prodotto dalle estrazioni può avere effetti importanti anche sull’equilibrio delle coste, innescando o accentuando l’arretramento delle spiagge.

  1. Abbassamento della falda freatica.

L’incisione dell’alveo è accompagnata da un abbassamento del pelo libero dell’acqua fluviale e delle falde ad essa idrogeologicamente connesse. Tra le conseguenze, le difficoltà di approvvigionamento idrico, la scomparsa di aree umide e l’alterazione della vegetazione riparia (suolo più secco). Nelle zone costiere, l’abbassamento della falda può favorire l’ingressione del cuneo salino. Inoltre anche la riduzione della frequenza di esondazione -conseguente all’approfondimento dell’alveo e al suo “effetto canalizzazione”- riduce la ricarica naturale delle falde.

  1. Aumento del rischio idraulico a valle del tratto di estrazione.

L’effetto complessivo dell’escavazione, come già osservato, è generalmente quello di una riduzione della frequenza di esondazione, a causa soprattutto del significativo aumento dell’area della sezione; ciò comporta un aggravio della pericolosità idraulica a valle, per l’arrivo di portate di piena maggiori (in pratica si trasferisce il problema a valle). Generalmente, inoltre, per l’effetto canalizzazione e la riduzione di scabrezza (es. rimozione delle barre), si verifica un’accelerazione della corrente che può accentuare il picco di piena a valle.

da: “Le buone pratiche per gestire il territorio e ridurre il rischio idrogeologico” Legambiente – Protezione Civile Nazionale

giovedì 24 giugno 2010

FiumInforma Marche 2010


Scendi in campo per difendere i corsi d'acqua delle Marche. Il 9, 10 e 11 luglio 2010, tre giorni di iniziative per mettere in luce le problematiche e i disagi, ma anche le bellezze e le buone pratiche che interessano tanti fiumi delle Marche
Le attività:
Alla scoperta del fiume
Appuntamento guidato lungo un corso d'acqua per scoprirne gli ecosistemi e le incredibili bellezze che celano, ma anche i suoi problemi e la sua fragilità.
La qualità delle nostre acque
Analisi della qualità delle acque attraverso il metodo I.B.E. (Indice Biotico Esteso) per constatare lo stato di salute del fiume.
Educazione ambientale
Giornata di educazione civica e ambientale per scoprire come sia possibile vivere il fiume senza metterlo a rischio e come aiutare le autorità a far rispettare le leggi.
Adottiamo il nostro fiume
Cittadini di tutte le età coinvolti in una concreta opera di manutenzione del corso d’acqua. Giornata di volontariato per bonificare piccole e grandi discariche lungo gli argini e per piantare nuovi alberi lungo le sponde.
Un’occasione per riqualificare le aree degradate e rilanciare la fruibilità e il turismo ambientale lungo i nostri fiumi.
Dossier
Presentazione del dossier “Fiumi Informa Marche 2010”, che riporta lo stato di salute delle acque dolci marchigiane.

venerdì 19 marzo 2010

La tariffa a blocchi crescenti: equità sociale e tutela dell'ambiente


L'articolazione della tariffa dell'acqua potabile, in fasce di consumo con blocchi crescenti, determina tariffe diverse secondo la composizione del nucleo familiare: più numerosi sono i componenti della famiglia, maggiori sono i consumi a cui si applicano le tariffe più alte.
Come Legambiente Marche abbiamo calcolato il costo dell'acqua potabile al metro cubo nei comuni capoluogo di provincia (Pesaro, Ancona, Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno) per utenze formate da un solo componente, da 3 componenti il nucleo familiare e da 5 componenti il nucleo familiare considerando un consumo medio annuo di 75,7 mt3, che è il consumo medio per abitante delle Marche (Istat 2008).
I dati riportati nella tabella seguente evidenziano un aumento dei costi dell'acqua potabile all'aumentare dei componenti il nucleo familiare, per un aumento medio nelle Marche di circa il 23% per nuclei familiare formati da 3 componenti e un aumento di circa il 38% per nuclei formati da 5 componenti.
Chi paga il costo dell'acqua più alto nelle Marche sono le famiglie di 5 componenti dei comuni di Fermo ed Ascoli Piceno spendendo 1,93 euro al m3, seguono le famiglie di 3 componenti del comune di Pesaro. L'AATO n°1, che stabilisce le tariffe per il comune di Pesaro, per le famiglie composte da più 4 componenti prevede un'agevolazione, attraverso il raddoppio del quantitativo di acqua nei blocchi crescenti, che in parte riequilibra l'aumento per gli utenti composti da famiglie numerose.
Questi incrementi di costo non sono trascurabili se si considera che la famiglia media marchigiana composta da 2,6 unità spende per l'acqua potabile 295 euro all'anno.

La tabella mostra che la tariffa “a blocchi crescenti” che non tiene conto della numerosità del nucleo familiare e penalizza le famiglie numerose e statisticamente con reddito più basso. Il problema non è tanto quello di ribellarsi all’idea di pagare le tariffe e pretendere l’acqua gratis in nome di non si sa bene quale diritto, ma semmai come ripartirne l’onere e questo può essere fatto se i blocchi crescenti tengono conto del numero di componenti il nucleo familiare allacciato all'utenza.
Negli recentemente le AATO hanno introdotto una tariffa sociale per le famiglie con basso reddito. Questo se da una parte aiuta alcune utente economicamente molto deboli, non corregge però l'anomalia dell'impostazione tariffaria.
Secondo noi le differenti articolazioni tariffarie vanno monitorate in termini di equità valutando l’incidenza della tariffa sul reddito familiare nella situazione con o senza agevolazione, arrivando alla formulazione di “scaglioni” personalizzati, che non penalizzino in maniera eccessiva una categoria rispetto ad un’altra. Inoltre, questa articolazione tariffaria in fasce di consumo a blocchi crescenti, che non tiene conto della numerosità del nucleo familiare utilizzatore dell'utenza, influisce negativamente sulla sostenibilità ambientale: chi ha bassi costi tariffari è meno propenso al risparmio; mentre chi vede applicarsi alti costi tariffari è portato a ridurre i consumi anche per usi prioritari ed indispensabili (salute umana, consumi civili essenziali, sicurezza alimentare).