lunedì 13 luglio 2015

Depurazione, ancora troppi deficit nelle Marche

Foci di fiumi, torrenti e fossi continuano a immettere in mare scarichi non adeguatamente depurati. Ben dieci punti, su dodici monitorati dai tecnici di Legambiente lungo i 180 chilometri di costa marchigiana, hanno evidenziato una carica batterica elevata. Per nove il giudizio di Goletta Verde è addirittura di “fortemente inquinato”.
E se è vero che la pioggia registrata nei giorni precedenti i monitoraggi può aver influito sulla qualità delle acque, gli eventi metereologici non possono essere un alibi dal momento che il deficit depurativo di questa regione è ben noto, viste anche le salate multe in arrivo dall’Ue e i dati Istat che certificano una poca lusinghiera percentuale del 51% di reflui urbani che non viene trattata adeguatamente.

 Da Goletta Verde arriva quindi l’appello a Regione e amministrazioni comunali, sia dei centri costieri che dell’entroterra, affinché si attivino immediatamente per risolvere inefficienze denunciate da anni, anche grazie ai fondi già disponibili, per non compromettere una delle principali risorse di questo territorio.

Vedi:http://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/golettaverde_risultatimonitoraggiomarche.pdf

martedì 22 luglio 2014

Denuncia delle Associazione di pescatori

Le principali Associazioni dei pescatori e le Associazioni ambientaliste denunciano l'intervento che si sta effettuando nel tratto di fiume Esino a Serra San Quirico nei pressi del Ponte di Varani.
Questo intervento, effettuato sempre con la logica dei precedenti, sta alterando l'aspetto idromorfologico del corso d'acqua e non avrà alcun effetto di mitigazione dei rischi di esondazione, ma piuttosto li amplierà, trasferendoli anche a valle, vedi quello che è successo in località Sant'Elena nel mese di novembre del 2013.

Noi non siamo certamente contrari alla messa in sicurezza del nostro territorio” hanno dichiarato i rappresentanti della Associazioni firmatarie “ma contestiamo un sperpero di denaro pubblico per opere che non risolvono, anzi aumentano questo rischio.
Stiamo  assistendo al brutale imbrigliamento dei corsi d’acqua, alla rettificazione degli alvei e alla trasformazione dei fiumi in canali, oltre che all’abbandono delle pratiche di manutenzione capillare e di miglioramento di alvei e argini.
Le sponde vengono spogliate completamente della vegetazione, anche di quella utile a rallentare la velocità delle acque e a ostacolarne l’azione erosiva, attraverso interventi ormai dimostratesi inidonei anche dal punto di vista tecnico-statico.
Da anni, inascoltati” hanno continuato i firmatari “nonostante continue segnalazioni, lettere, documentazione, ricostruzioni fotografiche; tutto snobbato, sempre rimasto senza risposta. I nostri amministratori non devono inveire contro la pioggia ma scusarsi per le loro gravi inerzie politiche ed il loro modo di affrontare il problema senza nessuna programmazione  partecipata.

Al degrado” hanno dichiarato le Associazioni firmatarie” si è aggiunta la realizzazione di centrali idroelettriche che in alcuni tratti del fiume Esino hanno dato luogo a una fortissima accentuazione della forza erosiva del corso d’acqua, costringendo a intervenire con la costruzione di ulteriori opere idrauliche e di difesa spondale che hanno innescato ed innescano a catena un aggravamento degli squilibri idraulici ed ecosistemici del fiume per chilometri.”

Arci Pesca – Fisa (Federazione Italiana Sport e Ambiente)
Fipsas – Federazione Italiana Pesca Sportiva ed Attività Subacquee
Circolo Legambiente “Azzaruolo” di Jesi
MCV - Mosca Club Vallesina di Jesi
SIM – Scuola Italiana di Pesca a Mosca
SLM – Scuola Lancio Mosca
Umpem – Unione Nazionale pescatori a Mosca

sabato 10 novembre 2012

DL 95/12 Norme in materia di gestione dei corsi d'acqua

Dal verbale del consiglio regionale del 6 novembre 2012

Vice presidente Paolo Petrini (Partito Democratico)
"Tutto questo ha generato un disastro, un disastro legato, poi, a quello che è stato l'incremento della velocità delle acque, che naturalmente ha generato una ulteriore trasformazione di tutti questi corpi fluviali, facendo terminare, perché oggi non avviene più, quella che era una delle funzioni più preziose, quella di nastro trasportatore, perché, come sapete, i fiumi trasportavano la ghiaia al mare e facevano un ripascimento naturale delle nostre spiagge."

Da "Nuovi strumenti per la gestione dei litorali" Regione Emilia Romagna 2011
"Negli anni ‘80, la Regione Emilia-Romagna bloccò lo scavo di sabbia e ghiaia dai letti dei fiumi, al fine di migliorare il trasporto solido fluviale utile al ripascimento naturale dei litorali, drasticamente ridotto nei decenni precedenti.
Tale disposizione fu gradualmente applicata negli anni successivi ai fiumi regionali, fino al blocco delle escavazioni anche nel bacino nazionale del fiume Po, attraverso specifica disposizione del Magistrato per il Po, nel 1990.
Lo studio effettuato successivamente, in occasione della preparazione del Progetto di Piano Costa 1996, ha permesso di registrare la ripresa del trasporto solido a mare da parte di alcuni fiumi, con evidenze sulla spiaggia di Cattolica, a nord della foce del Marecchia e lungo lo Scanno di Goro, e di stimare l’andamento nel tempo del fenomeno.
Il blocco delle escavazioni in alveo, pulizia e risezionamenti realizzati nel corso degli anni ‘80 e ’90, sono certamente azioni di grande rilievo, la loro efficacia non si è purtroppo ancora manifestata nella misura sperata per il sommarsi di varie cause:
  • il progressivo espandersi delle superfici incolte e boscate nei versanti montani;
  • la formazione di materassi sovralluvionali a monte delle numerose opere di regimazione trasversali, presenti lungo gli alvei;
  • la riduzione e il diverso regime delle piogge;
  • l’asportazione di inerti autorizzate dagli uffici competenti per ragioni di sicurezza idraulica."



DL 95/12 Norme in materia di gestione dei corsi d'acqua

Dal verbale del consiglio regionale del 6 novembre 2012

Consigliere Bucciarelli Raffaele (Federazione della Sinistra)
" ......
La valorizzazione del materiale litoide degli alvei fluviali, fa parte della nostra storia, non c'è nessun paese sui fondovalle marchigiani che non veda le proprie case costruite con materiali presi dai fiumi, una delle professioni maggiori, anche perché non necessitava di grande formazione professionale, era quella del carrettiere che, appunto, trasportava la ghiaia e le pietre dai fiumi fino ai paesi per costruirci le case, altra pratica da portare ad esempio era quella degli agricoltori che coltivavano i fiumi. Grazie anche ad una politica ambientalista salottiera, cioè di coloro che parlano di ambiente, ma sicuramente non hanno mai messo dito nell'ambiente stesso lavorandoci, di qui salottiera, non si sa che i nostri agricoltori coltivavano negli alvei dei fiumi, non c'erano piante, non c'erano quasi boschi, come ci sono oggi, perché il fiume aveva il suo decorso naturale come mamma natura vuole.
......"

Alcune parti della sinistra dovrebbero essere consegnate alla storia.

lunedì 17 settembre 2012

Appello ai sindaci della costa marchigiana


Legambiente rivolge un appello ai sindaci delle costa marchigiana affinché chiedano alla IV commissione consiliare permanente regionale la modifica della proposta di legge (pdl) n. 90/11 “Norme in materia di gestione dei corsi d'acqua”, all'ordine del giorno della commissione stessa, poiché se questa non verrà modificata potrebbero peggiorare i problemi dell'erosione della costa marchigiana.
L'articolo 3bis del suddetto pdl prevede la messa a disposizione dell'autorità idraulica del materiale litoide: tradotto significa estrazione dall'alveo fluviale della ghiaia. Questa asportazione avrà ripercussioni sulla costa che non ricevendo più questo apporto dai fiumi si innescherà o accentuerà l'arretramento del litorale.
Il deficit di sedimenti prodotto dalle estrazioni può avere effetti importanti anche sull’equilibrio delle coste, innescando o accentuando l’arretramento delle spiagge” da pag. 7 del manuale “Le buone pratiche per gestire il territorio e ridurre il rischio idrogeologico” di Legambiente e Protezione Civile Nazionale.
Visto il problema, non abbiamo certo bisogno di rimarcare a Lei l'importanza ambientale ed economica delle nostre spiagge.

Come Legambiente chiediamo che in un momento economico particolarmente difficile questa pdl regionale favorisca la nascita di contratti di fiume, come strumento di programmazione negoziata interrelati a processi di pianificazione strategica per la riqualificazione dei bacini fluviali. Questo strumento potrà evitare la dispersione delle risorse economiche ed un migliore coordinamento degli interventi nei bacini fluviali.

Certo che saprà cogliere l'importanza di questo appello, che Le rivolgiamo, restando a disposizione per ulteriori chiarimenti, Le inviamo i nostri più cordiali saluti.

venerdì 27 luglio 2012

lettera al presidente della regione Marche


Oggetto: Pdl n.90/11 “Norme in materia di gestione dei corsi d’acqua”


In occasione della riunione previsto per mercoledì 11 luglio della IV commissione consiliare permanente sulla proposta di legge n.90/11 (testo base) “Norme in materia di gestione dei corsi d'acqua” abbinata alle proposte di legge n.99/11 e n.99/11 Legambiente Marche torna a ribadire le sue preoccupazioni. Il testo, nella sua versione attuale, oltre non garantire l’adeguata efficacia in termini di riduzione del rischio idrogeologico, prevede interventi che rischiano di aggravare ulteriormente lo stato dei nostri corsi d’acqua e degli ecosistemi fluviali.
Come sostenuto dalla nostra associazione negli incontri avuti con la Commissione ambiente, Autorità di bacino ed altri e dagli esperti del CIRF (Centro italiano per la riqualificazione fluviale), consultati nell’ambito dell’iter del pdl in oggetto, al fine di assicurare la realizzazione delle opere di manutenzione straordinaria e ordinaria necessarie per la prevenzione e la messa in sicurezza della regione fluviale rispetto al rischio idrogeologico e agli squilibri fisico-ambientali, si prevedono misure assolutamente inadeguate e dannose, quali l’escavazione in alveo.

La proposta di attuare interventi di rimozione dei sedimenti dagli alvei ritenuti sovralluvionati, per risolvere i problemi di sicurezza idraulica, è superata da tutti i recenti studi di settore; oltre che dannosa e non in linea con quanto previsto dalle direttive europee vigenti.
Nelle Marche le escavazioni avvenute nel passato hanno portato oggi ad avere corsi d’acqua fortemente incisi, che rischiano di essere ulteriormente danneggiati da nuovi interventi di questo tipo. Anche nel caso in cui questi siano ritenuti assolutamente imprescindibili, nei tratti di forte sovralluvionamento, riteniamo comunque prioritario che siano studiati su scala di bacino e accompagnati da adeguate indagini conoscitive e che la destinazione del materiale estratto sia sempre il corso d’acqua, individuando i tratti più a valle in cui ci sono deficit sedimentari.
In questo modo si garantisce il loro ciclo naturale, scongiurando pericolosi meccanismi di compensazione in cui si autorizza la vendita del materiale in cambio della realizzazione degli interventi di escavazione.

Più in generale, sul disegno di legge in questione, si ribadisce l’importanza che qualunque intervento in alveo sia esplicitamente coerente con il Piano di bacino distrettuale e le sue articolazioni (in particolare i Piani di gestione, i Piani stralcio per la tutela dal rischio idrogeologico e i programmi triennali di intervento idrografico) e quindi con gli obiettivi da esso previsti, oltre che con il piano di gestione del rischio di alluvioni.
Per far questo è necessario attenersi alle normative nazionali, a partire dalla Parte Terza del DLgs 152/06 (che recepisce la direttiva 2000/60), l'attuazione della direttiva 2007/60/CE (DLgs 23 febbraio 2010, n. 49) e la direttiva 92/43 relativa alla conservazione degli habitat.
Anche per evitare l’istituzione e la redazione di nuovi piani non in linea con la normativa vigente o prevedere interventi che non rientrino tra quelli previsti per raggiungere gli obiettivi delle direttive europee in questione.

Come Legambiente Marche vogliamo infine ribadire l’importanza di accompagnare i piani e gli interventi riguardanti i fiumi e i corpi idrici con nuove regole di partecipazione attiva che prevedano strumenti di condivisione e luoghi di consultazione con il pubblico, come previsto anche dalla direttiva europea 2000/60. Un esempio in questo senso viene dalle sempre più diffuse esperienze di Contratti di fiume e di lago in Italia, dove la partecipazione reale e concreta delle comunità locali e di tutti i soggetti interessati diventa lo strumento cardine per svolgere una buona politica di tutela e sviluppo del territorio e dei corpi idrici.

Con l’auspicio che la commissione riveda il testo della proposta di legge regionale 90/11, alla luce delle osservazioni fatte in questa lettera e durante i mesi di discussione della norma, e che il percorso avviato in Regione sui fiumi e la gestione dei bacini idrografici porti quanto prima a soluzioni condivise e determinanti per la tutela dei corsi d’acqua e la mitigazione del rischio idrogeologico sul territorio, rinnoviamo la nostra disponibilità a lavorare per una proposta comune.

Cordiali saluti,



Luigino Quarchioni
presidente di Legambiente Marche

Leonello Negozi
responsabile fiumi di Legambiente Marche

giovedì 13 ottobre 2011

Appello ai consiglieri regionali

Le sottoscritte associazioni chiedono ai consiglieri regionale delle Marche di non approvare la proposta di legge n. 90/11 “Norme in materia di gestione dei corsi d'acqua” perché i tre articoli di questa legge avente come “fine di assicurare la realizzazione delle opere di manutenzione straordinaria ed ordinaria necessarie per la prevenzione e la messa in sicurezza della regione fluviale rispetto al rischio idrogeologico e agli squilibri fisico-ambientali”, permettendo di prelevare la preziosa ghiaia avrà invece l'effetto opposto, come ormai l'esperienza ed ogni trattato di ingegneria idraulica ci conferma.

Nel corso degli anni si è andati ad occupare aree che erano destinate all'espansione naturale del fiume e spesso gli interventi fatti sotto il principio della difesa idraulica e di una maggiore sicurezza del territorio hanno aumentato il rischio idrogeologico nel nostro Paese. Alla luce dell'esperienza fatta abbiamo il dovere di un'inversione di tendenza rispetto all'approccio classico di sistemazione idraulica dei corsi d'acqua andando ad una corretta gestione del territorio.

Il problema posto dalla necessità di interventi e la scarsità delle risorse finanziarie disponibili non può essere superato attraverso “la valorizzazione del materiale litoide” perché questa operazione porterà più costi ambientali ed economici che benefici:

  1. L'incisione dell'alveo prodotto dall'estrazione innesca una erosione delle sponde e migrazione longitudinale e laterale in tratti precedentemente stabili, con conseguente aumento dell'instabilità.

  2. L'incisione dell'alveo prodotto dall'estrazione è accompagnata da un abbassamento del pelo libero dell'acqua fluviale ed ha come risultato la destabilizzazione delle pile dei ponti o altre strutture su piloni, mentre condotte o altre strutture sepolte sotto il fondo possono essere esposte o danneggiate.

  3. L'incisione dell'alveo prodotto dall'estrazione è accompagnata da un abbassamento del pelo libero dell'acqua fluviale e delle falde ad essa idrogeologicamente connesse. L'approfondimento dell'alveo ed il suo “effetto canalizzante” riduce la ricarica naturale delle falde ed aumenta le difficoltà di approvvigionamento idrico.

  4. L'incisione dell'alveo prodotto dall'estrazione è accompagnata da un abbassamento del pelo libero dell'acqua fluviale e delle falde ad essa idrogeologicamente connesse nelle zone costiere favorisce l'ingresso del cuneo salino.

  5. Il deficit di sedimenti trasportati al mare prodotto dall'estrazione avrà effetti sull'equilibrio delle coste, innescando o accentuando l'arretramento delle spiagge, con la conseguenza di maggiori interventi per la loro salvaguardia e con aumento dei relativi costi d'intervento.

  6. L'effetto complessivo dell'escavazione e generalmente quello di un aggravio della pericolosità idraulica a valle dell'intervento, per l'arrivo di portate di piena. In pratica si trasferisce il problema a valle. Per l'effetto della canalizzazione e la riduzione di scabrezza si verifica un'accelerazione della corrente che accentua il picco di piena a valle.

Per concludere la diffusa opinione che l'estrazione di inerti sia positiva ai fini idraulici “se scavo l'alveo diventa più profondo; quindi ci passa più acqua e aumenta l'efficienza idraulica” può avere un effetto immediato positivo in loco ma crea molti altri problemi, spesso sottovalutati perché si manifestano in tempi lunghi.

Certi che Lei presterà la massima attenzione alle problematiche da noi sollevate , chiediamo una riapertura della discussione per una norma che sappia meglio cogliere gli obiettivi “di prevenzione e la messa in sicurezza della regione fluviale al rischio idrogeologico e agli squilibri fisico-ambientali” e raggiungere il “buono stato” ambientale dei corsi d'acqua così come ci viene richiesto dall'Unione Europea.

La valutazione integrata del “buono stato” ambientale, che deve essere raggiunta entro il 2015, tiene conto degli aspetti idrologici e di quelli morfologici tra i quali la vegetazione ripariale: per la sua funzione fondamentale nel controllo dell'erosione delle sponde, nella funzione di filtro e depurazione delle acque e, non ultimo, di sito di nidificazione di specie rare e minacciate di Ardeidi inseriti nell'allegato I della Direttiva 79/409 della Unione Europea, come la Nitticora e la Garzetta, che costituiscono garzaie di grande importanza conservazionistica.

Distinti saluti.

I firmatari: Associazione Naturalistica Argonauta, Italia Nostra Marche, La Lupus in Fabula – Pesaro, Legambiente, Marche, Pro Natura Marche e WWF Marche

lunedì 10 ottobre 2011

Escavazioni

perché scavando per aumentare la sezione di deflusso si rischia (quasi sempre) di far più danni che benefici

È piuttosto diffusa l’opinione che l’estrazione di inerti sia positiva ai fini idraulici: “se scavo nel fiume, l’alveo diventa più profondo e aumenta la sezione; quindi ci passa più acqua e aumenta l’”efficienza idraulica”.

Questa classica pratica idraulica (“aumentare la sezione, ridurre la scabrezza”) può avere un effetto immediato positivo in loco sul problema esondazioni perché aumenta la portata veicolabile dal tronco fluviale (una data portata transita con livelli idrici inferiori), ma crea molti altri problemi, spesso sottovalutati perché si manifestano in tempi lunghi:

  1. Incisione a monte e a valle.

Oltre all’abbassamento diretto del livello del fondo nel punto di estrazione, l’escavazione altera il profilo longitudinale, creando un aumento locale di pendenza che tende a migrare verso monte e verso valle.

  1. Instabilità dell’alveo.

L’incisione è spesso accompagnata da instabilità laterale e variazioni di larghezza, innescando erosione delle sponde e migrazione laterale in tratti precedentemente stabili.

  1. Instabilità di manufatti e infrastrutture.

Come risultato dell’abbassamento del fondo, le pile dei ponti o altre strutture su piloni o pali possono essere “scalzate” e destabilizzate mentre condotte o altre strutture sepolte sotto il fondo possono essere esposte o danneggiate.

  1. Erosione costiera.

Il deficit di sedimenti prodotto dalle estrazioni può avere effetti importanti anche sull’equilibrio delle coste, innescando o accentuando l’arretramento delle spiagge.

  1. Abbassamento della falda freatica.

L’incisione dell’alveo è accompagnata da un abbassamento del pelo libero dell’acqua fluviale e delle falde ad essa idrogeologicamente connesse. Tra le conseguenze, le difficoltà di approvvigionamento idrico, la scomparsa di aree umide e l’alterazione della vegetazione riparia (suolo più secco). Nelle zone costiere, l’abbassamento della falda può favorire l’ingressione del cuneo salino. Inoltre anche la riduzione della frequenza di esondazione -conseguente all’approfondimento dell’alveo e al suo “effetto canalizzazione”- riduce la ricarica naturale delle falde.

  1. Aumento del rischio idraulico a valle del tratto di estrazione.

L’effetto complessivo dell’escavazione, come già osservato, è generalmente quello di una riduzione della frequenza di esondazione, a causa soprattutto del significativo aumento dell’area della sezione; ciò comporta un aggravio della pericolosità idraulica a valle, per l’arrivo di portate di piena maggiori (in pratica si trasferisce il problema a valle). Generalmente, inoltre, per l’effetto canalizzazione e la riduzione di scabrezza (es. rimozione delle barre), si verifica un’accelerazione della corrente che può accentuare il picco di piena a valle.

da: “Le buone pratiche per gestire il territorio e ridurre il rischio idrogeologico” Legambiente – Protezione Civile Nazionale

giovedì 24 giugno 2010

FiumInforma Marche 2010


Scendi in campo per difendere i corsi d'acqua delle Marche. Il 9, 10 e 11 luglio 2010, tre giorni di iniziative per mettere in luce le problematiche e i disagi, ma anche le bellezze e le buone pratiche che interessano tanti fiumi delle Marche
Le attività:
Alla scoperta del fiume
Appuntamento guidato lungo un corso d'acqua per scoprirne gli ecosistemi e le incredibili bellezze che celano, ma anche i suoi problemi e la sua fragilità.
La qualità delle nostre acque
Analisi della qualità delle acque attraverso il metodo I.B.E. (Indice Biotico Esteso) per constatare lo stato di salute del fiume.
Educazione ambientale
Giornata di educazione civica e ambientale per scoprire come sia possibile vivere il fiume senza metterlo a rischio e come aiutare le autorità a far rispettare le leggi.
Adottiamo il nostro fiume
Cittadini di tutte le età coinvolti in una concreta opera di manutenzione del corso d’acqua. Giornata di volontariato per bonificare piccole e grandi discariche lungo gli argini e per piantare nuovi alberi lungo le sponde.
Un’occasione per riqualificare le aree degradate e rilanciare la fruibilità e il turismo ambientale lungo i nostri fiumi.
Dossier
Presentazione del dossier “Fiumi Informa Marche 2010”, che riporta lo stato di salute delle acque dolci marchigiane.

venerdì 19 marzo 2010

La tariffa a blocchi crescenti: equità sociale e tutela dell'ambiente


L'articolazione della tariffa dell'acqua potabile, in fasce di consumo con blocchi crescenti, determina tariffe diverse secondo la composizione del nucleo familiare: più numerosi sono i componenti della famiglia, maggiori sono i consumi a cui si applicano le tariffe più alte.
Come Legambiente Marche abbiamo calcolato il costo dell'acqua potabile al metro cubo nei comuni capoluogo di provincia (Pesaro, Ancona, Macerata, Fermo ed Ascoli Piceno) per utenze formate da un solo componente, da 3 componenti il nucleo familiare e da 5 componenti il nucleo familiare considerando un consumo medio annuo di 75,7 mt3, che è il consumo medio per abitante delle Marche (Istat 2008).
I dati riportati nella tabella seguente evidenziano un aumento dei costi dell'acqua potabile all'aumentare dei componenti il nucleo familiare, per un aumento medio nelle Marche di circa il 23% per nuclei familiare formati da 3 componenti e un aumento di circa il 38% per nuclei formati da 5 componenti.
Chi paga il costo dell'acqua più alto nelle Marche sono le famiglie di 5 componenti dei comuni di Fermo ed Ascoli Piceno spendendo 1,93 euro al m3, seguono le famiglie di 3 componenti del comune di Pesaro. L'AATO n°1, che stabilisce le tariffe per il comune di Pesaro, per le famiglie composte da più 4 componenti prevede un'agevolazione, attraverso il raddoppio del quantitativo di acqua nei blocchi crescenti, che in parte riequilibra l'aumento per gli utenti composti da famiglie numerose.
Questi incrementi di costo non sono trascurabili se si considera che la famiglia media marchigiana composta da 2,6 unità spende per l'acqua potabile 295 euro all'anno.

La tabella mostra che la tariffa “a blocchi crescenti” che non tiene conto della numerosità del nucleo familiare e penalizza le famiglie numerose e statisticamente con reddito più basso. Il problema non è tanto quello di ribellarsi all’idea di pagare le tariffe e pretendere l’acqua gratis in nome di non si sa bene quale diritto, ma semmai come ripartirne l’onere e questo può essere fatto se i blocchi crescenti tengono conto del numero di componenti il nucleo familiare allacciato all'utenza.
Negli recentemente le AATO hanno introdotto una tariffa sociale per le famiglie con basso reddito. Questo se da una parte aiuta alcune utente economicamente molto deboli, non corregge però l'anomalia dell'impostazione tariffaria.
Secondo noi le differenti articolazioni tariffarie vanno monitorate in termini di equità valutando l’incidenza della tariffa sul reddito familiare nella situazione con o senza agevolazione, arrivando alla formulazione di “scaglioni” personalizzati, che non penalizzino in maniera eccessiva una categoria rispetto ad un’altra. Inoltre, questa articolazione tariffaria in fasce di consumo a blocchi crescenti, che non tiene conto della numerosità del nucleo familiare utilizzatore dell'utenza, influisce negativamente sulla sostenibilità ambientale: chi ha bassi costi tariffari è meno propenso al risparmio; mentre chi vede applicarsi alti costi tariffari è portato a ridurre i consumi anche per usi prioritari ed indispensabili (salute umana, consumi civili essenziali, sicurezza alimentare).

mercoledì 21 ottobre 2009

Piani di gestione


La direttiva 2000/60/CE del Parlamento europeo e del Consiglio del 23 ottobre 2000, ha come obiettivo prioritario quello di istituire un quadro per l'azione comunitaria in materia di protezione delle acque, al fine in particolare di ridurre l'inquinamento, impedire un ulteriore deterioramento e migliorare lo stato degli ecosistemi acquatici, degli ecosistemi terrestri e delle zone umide sotto il profilo del fabbisogno idrico; promuovere e agevolare un utilizzo idrico sostenibile, equilibrato ed equo e contribuire a mitigare gli effetti delle inondazioni e della siccità.

A tal fine la direttiva stabilisce che entro 15 anni dalla sua entrata in vigore, nel 2015, sia raggiunto un buono stato ambientale per tutti i corpi idrici e individua il Piano di gestione come lo strumento conoscitivo, strategico e programmatico attraverso cui applicare i contenuti della medesima alla scala territoriale locale. In particolare la direttiva all'art. 13 prevede che “per ciascun distretto idrografico interamente compreso nel suo territorio, ogni Stato membro provvede a far predisporre un "piano di gestione”, il quale “comprende le informazioni riportate all'Allegato VII” della direttiva stessa. Tale Piano, pubblicato entro 9 anni dall'entrata in vigore della direttiva, può essere integrato “da programmi e piani di gestione più dettagliati per sottobacini, settori, problematiche o categorie di acque al fine di affrontare aspetti particolari della gestione idrica”.

lunedì 27 luglio 2009

Dossier Fiumi Informa Marche 2009



Da gennaio scorso il 18% delle acque dei fiumi marchigiani è fuorilegge. Questa percentuale allarmante emerge dal 'Rapporto annuale sullo stato delle acque superficiali interne nelle Marche' di Arpam e Legambiente Marche presentato presso la Direzione generale Arpam di via Caduti del Lavoro ad Ancona. L'indagine, rientra nell'ambito di Fiumi Informa Marche 2009, la campagna per la qualità delle acque di Legambiente Marche
Il dato è stato evidenziato dalla rete di monitoraggi effettuati dall'Arpam sulle acque superficiali interne che comprende 60 stazioni di campionamento posizionate sui principali corsi d'acqua e 3 stazioni collocate sui laghi più rilevanti: quello di Gerosa, del Fiastrone e di Castreccioni. La normativa ha fissato entro il 31 dicembre 2008 la data limite per far rientrare ogni tratto nella classe 'sufficiente' ovvero “ambiente inquinato o comunque alterato” ed entro il 31 dicembre 2016 il tempo massimo per raggiungere o mantenere lo stato ambientale 'buono' e mantenere, ove già esistente, lo stato di qualità ambientale 'elevato'. Ma la situazione attuale (nessun corso d'acqua con giudizio elevato, 22 con giudizio buono, 28 con voto sufficiente, 9 scadente e 2 pessimo) sottolinea in pratica che al 1° gennaio 2009 11 stazioni di monitoraggio (18%) segnalano valori fuori norma. E se la situazione rimarrà invariata al 1° gennaio 2016 la percentuale salirà al 63,9% (39 stazioni)
Nel dossier Fiumi Informa Marche 2009 è presente anche (pag.8) un approfondimento sulla qualità delle acque nel territorio delle A.A.T.O Marche, acronimo di Autorità di Ambito Territoriale Ottimale, avendo questi Enti il compito statutario della tutela della risorsa e della gestione dei servizi idrici, la salvaguardia delle acque pubbliche per le generazioni future; il risparmio ed il rinnovo della risorsa nel rispetto del patrimonio idrico e dell'ambiente. Nella classifica dello stato ambientale dei 28 corsi d'acqua presi in esame, quelli con il giudizio migliore sono il Burano, Candigliano, Fiastra, Fiastrone, Fluvione, Nera,Sentino e Tennacola (classe media 2,0) mentre è il Tavollo (PU) a detenere in solitaria il primato del peggiore- (classe media 5,0).
E' possibile notare inoltre che sul consumo di acqua per uso domestico nella nostra regione per il 2007 c'è stato un abbassamento della media (167 litri al giorno rispetto ai 171 del 2006) sicuramente più consistente rispetto a quello nazionale (192 l/g nel 2007 rispetto ai 196 l/g del 2006). E' Pesaro il comune marchigiano che consuma più acqua (186 l/g), mentre Ascoli Piceno è quello che ne consuma di meno (146 l/g). Per quanto riguarda l'idoneità dei fiumi alla via dei pesci salmonicoli o ciprinicoli, 14 sono i comuni della regione Marche con corsi d'acqua non idonei alla vita dei pesci sono: (Aso) Montefiore dell'Aso, (Aso) Pedaso, (Conca) Sassofeltrio, (Ete Vivo) Fermo, (Foglia) Pesaro-Borga S.Maria, (Foglia) Pesaro-Ponte della ferrovia, (Nevola) Rosora, (Nevola) Senigallia, (Aspio) Numana, (Musone) Numana, Tavollo (Gabicce Mare), (Tenna) Fermo, (Tenna) Porto Sant'Elpidio, (Tesino) Grottammare.


"I dati ARPAM del monitoraggio dei fiumi marchigiani ci presentano una situazione delle nostre acque interne fortemente critica." ha dichiarato Leonello Negozi della segreteria di Legambiente Marche" Il 64% delle stazioni di campionamento rilevano una qualità che va da ambiente inquinato fino a fortemente inquinato e circa una stazione su quattro risulta non idonea alla vita dei pesci. A fronte di questa situazione il Piano di Tutela delle Acque che la Giunta Regionale ha trasmesso nello scorso dicembre al Consiglio Regionale, oltre a procedere lentamente, non è sufficientemente risolutivo per porre rimedio a questa situazione di degrado nel breve periodo come richiesto dalla normativa europea. Pensare di ritornare a fare il bagno nelle nostre acque dolci appare un sogno irrealizzabile"

lunedì 16 febbraio 2009

Competenza dello Stato l'introduzione ed il ripopolamento di specie animali non indigene


L’introduzione, la reintroduzione e il ripopolamento di specie animali rientrano nelle competenze esclusive dello Stato in materia di ambiente. Non spetta alla Regione stabilire che le specie ittiche carpa (Cyprinus carpio), pesce gatto (Ictalurus melas), trota iridea (Oncorhynchus mykiss) e lavarello (Coregonus lavaretus) siano da considerare “specie para-autoctone”.

Le regioni, infatti, non possono derogare ai disposti statali in tema ambientale tranne nel caso in cui prevedano limiti più restrittivi ai fini di una maggior tutela.

L’introduzione in un habitat di specie animali non indigene - fra l’altro ai fini di pesca sportiva e professionale - non corrisponde affatto a una tutela maggiore dell’ecosistema. Al contrario, può provocare danni. E’ di nuovo la Corte Costituzionale che si pronuncia in tema di competenze ambientali di Stato e regioni: con sentenza di questo mese la Corte dà ragione allo Stato e torto alla Regione Veneto. La vicenda ha inizio quando la Regione qualifica le quattro specie ittiche come specie para-autoctone e le equipara a quelle autoctone. E quindi autorizza i piani provinciali a prevederne l’immissione, ai fini di pesca sportiva e professionale e con le necessarie cautele, nelle acque di competenza regionale. Ma l’equiparazione delle specie ittiche notoriamente alloctone della carpa, del pesce gatto, della trota iridea e del lavarello a quelle autoctone, non rientra nelle competenze regionali.

Fra l’altro la direttiva europea relativa alla conservazione di habitat naturali e seminaturali e della flora e della fauna selvatiche impegna proprio gli Stati membri a regolamentare ed eventualmente vietare le introduzioni di specie alloctone che possano arrecare pregiudizio alla conservazione degli habitat o delle specie autoctone. Dunque la disciplina dell’introduzione, della reintroduzione e del ripopolamento di specie animali rientra nell’esclusiva competenza statale “trattandosi di regole di tutela dell’ambiente e dell’ecosistema e non solo di discipline d’uso della risorsa ambientale-faunistica.”

domenica 26 ottobre 2008

Operazione fiumi


"Operazione fiumi” di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile monitoraggio e pulizia del fiume Chienti.

Grande partecipazione nella giornata di volontariato attivo organizzata a Serravalle di Chienti, a Tolentino e a Civitanova Marche, per il monitoraggio e la manutenzione ordinaria di un tratto del fiume Chienti. L’iniziativa, che ha visto la partecipazione di cittadini e bambini, è stata realizzata questa mattina dall’equipaggio di “Operazione fiumi”, la campagna di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile dedicata alla prevenzione del rischio idrogeologico.

A Tolentino, i volontari di Legambiente e Dipartimento della Protezione Civile, in collaborazione con il gruppo comunale di Protezione Civile si sono impegnati in un’opera di manutenzione ordinaria di un tratto delle sponde del fiume. Sono stati rimossi i tronchi e i rami pericolanti, che non solo in caso di piena, se trascinati dalla corrente possono aumentare il rischio di esondazione dei corsi d’acqua, ma possono essere molto pericolosi proprio per la fruibilità della zona. A Serravalle di Chienti (MC), i volontari di Legambiente in collaborazione con le Giacche Verdi hanno effettuato il monitoraggio della sorgente del fiume, mentre a Civitanova Marche (MC) con la collaborazione del gruppo comunale di Protezione Civile hanno analizzato la condizione della foce del fiume.

Continua, inoltre, l’attività di sensibilizzazione e informazione dell’equipaggio di Operazione Fiumi che questa mattina, in contemporanea con il monitoraggio e gli interventi di manutenzione del fiume ha organizzato a Civitanova Marche presso la scuola media "Annibal Caro" una mostra sull’emergenza idrogeologica: in una tenda allestita dagli animatori di Legambiente, i ragazzi, divisi in gruppi di lavoro, si sono trasformati in veri e propri esperti della prevenzione e dopo aver visitato una mostra sul rischio idrogeologico appositamente allestita, hanno giocato “mettendo in sicurezza” abitazioni e insediamenti industriali vicini al fiume, hanno capito come si effettua una corretta gestione del territorio e l’importanza di un piano di emergenza per affrontare una situazione di allarme.

La grande giornata di volontariato è stata l’occasione non solo per svolgere una concreta azione di manutenzione ordinaria dei corsi d’acqua, elemento irrinunciabile nella prevenzione del rischio idrogeologico, ma anche un momento per riappropriarsi come cittadini di un’area di grande pregio, che costituisce una risorsa del nostro patrimonio naturalistico.

Interventi di manutenzione ordinaria come quello realizzato oggi sulle sponde del fiume Chienti – Ferdinanda Vitarelli, responsabile del circolo Legambiente “Il Pettirosso” di Tolentino – sono fondamentali per prevenire il rischio idrogeologico e per operare una corretta gestione del territorio e del fiume. Anche le aree fluviali che appaiono curate e pulite spesso nascondono sorprese come quelle che abbiamo trovato oggi. Troppo spesso accade che una mancata manutenzione degli argini sia causa di gravi danni per il territorio e per i cittadini.”

Siamo soddisfatti che la giornata di monitoraggio di tutto il corso del fiume Chienti abbia visto la partecipazione di tanti volontari – aggiunge Paola Tartabini, portavoce Operazione Fiumi – Come Legambiente, con questa iniziativa abbiamo voluto dimostrare quanto sia importante prendersi cura dell’ambiente e dei fiumi rendendo le aree fluviali elementi aggreganti, coniugando interventi di prevenzione con il rispetto dell’ecosistema. Non solo, una buona opera di prevenzione dal rischio idrogeologico permette anche maggiore attenzione per i nostri corsi d’acqua, per le nostre aree verdi, per contribuire a far nascere una nuova mentalità nel rapporto tra uomo e ambiente naturale”.

Con oggi si chiude la tappa marchigiana di “Operazione Fiumi” che da domani sarà in Abruzzo, mentre continua la campagna regionale di “Operazione Fiumi” nelle Marche, una delle regioni italiane che ha dimostrato maggiore sensibilità per la prevenzione del rischio idrogeologico, organizzando tante iniziative in tutto il territorio.

domenica 6 luglio 2008

Eventi


La campagna Fiumi Informa è anche una grande festa che prevede 5 importanti appuntamenti nelle Marche alla riscoperta degli ecosistemi fluviali: saranno tanti i volontari di Legambiente a scendere sugli argini di fiumi e ruscelli marchigiani per ribadire come la tutela dei corsi d’acqua sia fondamentale per rendere i fiumi non solo più sani ma anche belli e fruibili.
Domenica 06/07/2008 CIRCOLO LEGAMBIENTE IL PETTIROSSO TOLENTINO (MC)
Nell'ambito della festa dai sapori indiani “E...state insieme 2008” organizzata dal Circolo Il Pettirosso in collaborazione in collaborazione con l'Associazione Food for Life, EquAzione, C.A.T., Bottega del Commercio Equo e Solidale di Tolentino e il Circolo Tina Modotti di Caldarola a partire dalle 17 mercatini, yoga, mostra fotografica assaggi della cucina tipica indiana presso l'area verde 'Ponte Del Diavolo' di Tolentino. Alle 17 spazio al Big Jump, il tuffo simbolico nel fiume Chienti. Sempre presso l'area verde 'Ponte del Diavolo' già da oggi è possibile visitare la mostra fotografica dal titolo 'Scatti d'acqua' realizzata dal Cgs Bachelet di Tolentino in collaborazione con il Cea Altravista di San Severino Marche.
Sabato 05/07/2008 MAY FLY CLUB -SIBILLA (MC)
Pulizia del tratto del fiume Potenza presso il parco del Castello di Lanciano in collaborazione con il Comune di Castelraimondo (MC)
Domenica 06/07/2008 CIRCOLO SIBILLA ALERAMO CIVITANOVA MARCHE (MC)
Passeggiata ecologica lungo il corso del fiume Chienti: con gli esperti di Legambiente alla scoperta del patrimonio floro-faunistico della foce del Chienti e degli elementi storico -culturali che caratterizzano il percorso del fiume. Ritrovo alle ore 17 e breve presentazione dell'iniziativa, Alle 17:30 avrà inizio la visita guidata a cura degli esperti di Legambiente. Sosta all 18 con degustazione di prodotti biologici locali e per le 18:30 è previsto un secondo turno di visita.
Domenica 06/07/2008 CIRCOLO LEGAMBIENTE AZZARUOLO DI JESI (AN)
In fondo a Via Esino arriva il Big Jump in località Moreggio dalle ore 14:30. Si tratta di un tuffo simbolico nel fiume Esino organizzato contemporaneamente in tutta Europa per dire a gran voce che vogliamo più attenzione per i fiumi e per le loro acque. La balneabilità dei fiumi sembra oggi un'utopia, eppure solo 30 anni fa era normale per i Jesini cercare refrigerio dal caldo estivo nelle acque del loro fiume Esino
Domenica 13/07/2008 CIRCOLO LEGAMBIENTE SAN BENEDETTO DEL TRONTO (AP)
A Poggio Canoso, frazione di Rotella (AP)Alla scoperta del fiume in mountain bike dalle 9 alle 12. Partenza da Rotella, salita fino al monte dell'Ascensione, discesa attraverso la frazione di Poggio Canoso fino alle rive del torrente Tesino.

sabato 5 luglio 2008

comunicato stampa


Il 12% delle acque dei fiumi marchigiani è fuorilegge. Questo è quanto emerge dal DOSSIER FIUMI INFORMA MARCHE 2008 , il monitoraggio di Legambiente sullo stato di salute delle acque marchigiane. L'indagine, che rientra nell'ambito di Fiumi Informa Marche 2008, la campagna per la qualità presentato q uesta mattina nel corso di una conferenza stampa presso la sede del Circolo 'Il Pettirosso' di Tolentino a cui hanno preso parte l'Assessore all'ambiente della Provincia di Macerata Carlo Migliorelli, l'Assessore all'ambiente del Comune di Tolentino Alessandro Bruni, il responsabile settore fiumi di Legambiente Marche Leonello Negozi, la presidente del circolo 'Il Pettirosso' di Tolentino Marina Benadduci, il socio del May Fay Club di Corridonia (MC), Andrea Gismondi.
Il 12% delle acque marchigiane è fuorilegge. Questo dato allarmante è stato sottolineato dalla rete di monitoraggio delle acque superficiali interne individuata nelle Marche che comprende 61 stazioni di campionamento posizionate sui principali corsi d'acqua compresi in 18 bacini idrografici e 3 stazioni collocate sui laghi più rilevanti: quello di Gerosa, del Fiastrone e di Castreccioni.
Nella classifica dello stato ecologico dei 28 corsi d'acqua presi in esame da Legambiente (su dati Arpam), sono il Burano, Fiastra, Fiastrone, Fluvione, Nera,Sentino e Tennacola (classe media 2,0) quelli con il giudizio migliore mentre il Tavollo (PU) e l'Ete Vivo sono a parimerito i peggiori- classe media 5,0. 13 sono i corsi d'acqua non idonei alla vita dei pesci: Arzilla (Fano), Aso (Pedaso), Conca (Sassofeltrio), Giano (Fabriano), Ete Vivo (Fermo) Foglia (Pesaro), Nevola (Rosora), Aspio (Numana), Musone (Numana), Tavolo (Gabicce Mare), Tenna (Fermo e Porto Sant'Elpidio), Tesino (Grottammare), Tronto (Monsampietro Morico e San Benedetto del Tronto).
La normativa del Piano di tutela delle acque prevede che entro il 31 dicembre 2008 ogni tratto debba rientrare almeno nella classe 'sufficiente' ed entro il 31 dicembre 2016 raggiungere o mantenere lo stato ambientale 'buono' e mantenere, ove già esistente, lo stato di qualità ambientale 'elevato'. Ma con la situazione attuale ( nessun corso d'acqua con giudizio elevato, 29 con giudizio buono, 59 con voto sufficiente, 6 scadente e 6 pessimo) è facile prevedere al 1° gennaio 2009 il 12% delle stazioni di monitoraggio saranno fuori norma. E al 1° gennaio 2016 questa percentuale salirà al 71%.

Ma fortunatamente nelle Marche c'è una Provincia che sembra aver imboccato la strada giusta per quanto concerne la tutela dei fiumi: si tratta di quella di Macerata premiata questa mattina con una targa consegnata all'assessore all'ambiente Carlo Migliorelli e nella quale è riportata la seguente motivazione:“Per il migliore stato di qualità ambientale a livello regionale dei suoi corpi idrici superficiali e per il miglioramento conseguito nell'anno 2007 di questo stato

I corsi d'acqua rappresentano un patrimonio importantissimo per la nostra regione – ha detto ieri in conferenza stampa Leonello Negozi, Responsabile Regionale Settore Fiumi di Legambiente Marche – ma purtroppo sono sempre più trascurati. Confesso – ha concluso Negozi - che il mio sogno è quello di poter ritornare a fare il bagno al fiume: in questo senso la campagna fiumi Informa, che riporta l'attenzione proprio verso gli ecosistemi fluviali ed il loro stato di salute può essere un primo passo”.

venerdì 27 giugno 2008

Big Jump


Il Big Jump è una campagna europea di European Rivers Network (ERN) a cui Legambiente aderisce organizzando in alcuni corsi d’acqua dei tuffi per sensibilizzare l’opinione pubblica sulla qualità delle acque e sul recupero della balneabilità nei grandi corsi d’acqua.

L'iniziativa si tiene domenica 6 luglio alle ore 14,30.


Nelle Marche è organizzata dal CIRCOLO LEGAMBIENTE "Azzaruolo" di Jesi e dal CIRCOLO LEGAMBIENTE "Il Pettirosso" di Tolentino.


Per maggiori informazioni visitare il sito: http://www.legambientepiemonte.it/bigjump.htm

giovedì 26 giugno 2008

Attività di "Fiumi Informa Marche"


DOSSIER
Il Dossier “FIUMI INFORMA MARCHE” è un documento che contiene i dati sulla qualità delle acque dei fiumi marchigiani e sulle loro problematiche. Esso vuole essere uno strumento di informazioni a disposizione della più ampia popolazione marchigiana.

PREMIO
Il Premio “FIUMI INFORMA MARCHE” viene assegnato annualmente alla provincia marchigiana che si è distinta per aver portato un contributo nel migliorare la qualità dei fiumi.

ALTRE ATTIVITÀ
Scoprire il fiume - Visite lungo le sponde del fiume, convegni storico-culturali, mostre e stand sui corsi d’acqua, ecc... Esperienze dirette di analisi (IBE, ecc...) della qualità delle acque per constatarne lo stato di salute.
Un'occasione di conoscenza per scoprire come aiutare il fiume.
Adottare il fiume - Giornate di volontariato per prendersi cura fattivamente del proprio fiume. Una vera e propria adozione da parte della cittadinanza attiva di un tratto di corso d’acqua, attraverso la pulizia delle sponde, la bonifica di piccole e grandi discariche abusive, la piantumazione di alberi autoctoni mirata alla rinaturalizzazione del fiume, l'apertura di percorsi naturalistici, ecc...
Un’occasione per riqualificare aree degradate e riconquistare importanti spazi per una corretta fruizione pubblica.
Vivere il fiume – Esperienze di come si può trascorre divertendosi del tempo lungo il fiume (bici, birdwatching, canoa, kayak, cavallo, pesca, ecc...) per conoscerlo, gustarlo ed apprezzarne le qualità.
Un'occasione per godere di un ambiente naturale da salvaguardare.

mercoledì 25 giugno 2008

Fiumi Informa Marche 2008


I fiumi rappresentano un patrimonio importantissimo per la nostra Regione. Fonte di vita, legame fra comunità, ecosistema delicato e di grande valore estetico e funzionale: i corsi d'acqua rendono uniche le Marche. Purtroppo troppo spesso i fiumi vengono trascurati, dimenticati e aggrediti dall’inquinamento, dall’abusivismo, dalle escavazioni e da consistenti captazioni delle acque per uso idroelettrico o irriguo.
“Fiumi Informa Marche” è la campagna di Legambiente Marche interamente dedicata alla cura e al rispetto di questi preziosi ecosistemi per metterne in luce le problematiche e i disagi, ma anche le bellezze e le buone pratiche che interessano tanti fiumi della nostra regione. Il fiume non può essere considerato “altro” rispetto al territorio in cui è inserito, esso vive in un territorio e lo fa vivere in un intreccio di equilibri che pone la sua radice nella notte dei tempi. Solo con il recupero di questo antico rapporto, attraverso un corretto uso congiunto suolo-acqua e una razionale destinazione d’uso dei territori, sarà possibile ritornare almeno in parte all’equilibrio perso e attenuare così i paurosi effetti degli eventi estremi con i quali ci toccherà fare i conti nel prossimo futuro anche a causa dei cambiamenti climatici.
“Fiumi Informa Marche” ha come obiettivo il risanamento e la qualità delle acque dei fiumi marchigiani, nonché la valorizzazione di queste risorse naturali, paesaggistiche e culturali che possono sostenere l'economia marchigiana e garantire un futuro migliore per le popolazioni rivierasche.